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mercoledì 28 novembre 2012

Montesano sulla Marcellana (SA) dice no alla Stazione “di morte” Elettrica di 70.000 metri quadri




Il Comitato Cittadino “Nessun dorma” costituitosi contro la costruzione di quella che potrebbe essere una mastodontica Stazione “di morte” Elettrica di 70.000 metri quadri, ad altissima tensione, che dovrebbe essere realizzata a pochi metri dal popoloso centro abitato dove viviamo e dove vivono altre 3000 persone, nella frazione Scalo di Montesano Sulla Marcellana in provincia di Salerno, con la presente lettera, alle battute finali di un lungo percorso intrapreso per evitare la costruzione della suddetta stazione elettrica, CHIEDE L’AIUTO DI QUANTI POSSANO VENIRE IN NOSTRO SOCCORSO IN QUESTA LOTTA, DANDO AMPIA ECO AL NOSTRO GRIDO DI ALLARME!

Tutto è iniziato nel giugno della scorsa estate, nel 2011, quando, in molti, percorrendo la strada obbligatoria che collega le diverse frazioni del paese, notammo che si lavorava a ritmi serratissimi di giorno e addirittura di notte, con enormi sbancamenti di terra e dunque con un via vai di camion spropositato, ad un cantiere enorme, apparso all’improvviso dal nulla, al posto del quale, fino a qualche giorno prima vi erano dei campi agricoli fertilissimi, attraversati dal Fiume Imperatore e dal Torrente Pantanelle.
In quei giorni, nel pieno della calura estiva, nei vari bar e nei ristoranti, si incontravano gli operai che uscivano dal cantiere per la pausa pranzo, tutti provenienti da altre regioni d’Italia… facevano discorsi strani, lasciando afferrare delle frasi del tipo: “ questi sono dei pazzi!” oppure, rivolgendosi alla gente del posto, domandavano perplessi: “ma cosa vi state facendo fare?” o ancora “non abbiamo mai realizzato un’opera del genere così vicina al centro abitato! Prima, per bere un caffè dovevamo prendere la jeep e fare minimo cinque chilometri, adesso arriviamo al bar a piedi in cinque minuti!”. Queste affermazioni ci lasciavano sgomenti e la tensione non faceva che salire tra la gente, mentre i lavori dell’ignoto cantiere procedevano così repentinamente e rumorosamente da rendere impossibile anche il riposo notturno ai residenti.

Iniziando così ad insinuarsi in noi il sospetto che potesse trattarsi di un’opera non lecita, non avendo mai sentito parlare di grandi progetti per quella località, ci rivolgemmo subito ad alcuni consiglieri comunali ( insediatisi con le elezioni che si erano svolte non più di venti giorni prima) per chiedere spiegazioni. I consiglieri di minoranza, anch’essi alquanto turbati e ancora nella confusione del caos elettorale, iniziarono immediatamente ad acquisire informazioni…
Intanto l’estate si faceva sempre più torrida, molti partivano per le vacanze, rendendo la cosa più difficile, mentre il cantiere continuava a ritmi serrati anche in pieno agosto, addirittura lavorando anche la notte precedente il Ferragosto!
Dopo che la minoranza consiliare ebbe acquisito tutti i documenti e fatta richiesta di un consiglio comunale straordinario, tenutosi il 22 settembre 2011, capimmo definitivamente che stava accadendo qualcosa di molto grave, ad un passo dalla nostra vita… Il progetto in questione, si riferiva ad un ma si stava realizzando tutt’altro! Di fatto, il Parco Eolico non si sarebbe mai realizzato! Si, se ne era parlato, ma nel lontano 2006! E quel progetto parlava di in un posto lontano da lì almeno trenta chilometri, in piena montagna! Che senso aveva allora costruire una sottostazione di 70.000 metri quadri senza il Parco? Che senso aveva in quella località pianeggiante a ridosso di un fiume, dove non soffia un alito di vento e che molto spesso con le forti piogge si inonda?
Decidemmo di costituirci in un comitato cittadino che nel corso di quest’ anno, dal settembre 2011 al novembre 2012 ha intrapreso diverse azioni.
Con i nostri legali ed i nostri tecnici, tutti volontari, passammo le notti ad esaminare tutta la documentazione fornitaci dalla minoranza consiliare, saltarono subito all’occhio numerosissimi illeciti amministrativi, primo tra tutti l’abuso edilizio in un’ area sottoposta a vincolo paesaggistico
( ex legge 42/04 art. 142 – fascia di rispetto fluviale- vallone Pantanelle n. 126 elenco acque pubbliche ) per la quale non fu, né è mai stato rilasciato lo svincolo da parte della Soprintendenza ai beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno, Avellino e Benevento. In data 03/10/2011 il Comitato inviò un esposto alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per sollecitare i controlli su quanto stava accadendo, la Sovrintendenza repentinamente inviò al comune l’ordine di sospendere i lavori ( Comunicazione della Soprintendenza al comune di Montesano S/M per estendere l'azione repressiva dell'Ordinanza n.26/11 nota della Soprintendenza prot. 9342 del 3/10/2011). La stazione elettrica sarebbe stata prevista, in un’area sismica, a ridosso del fiume Pantanelle, con il muro di cinta a meno di tre metri dalle sponde del fiume.

Dalle indagini per la verifica delle autorizzazioni da parte della Regione Campania emerse immediatamente un gravissimo illecito, la mancanza della V.I.A. da parte della Commissione Ambientale della Regione Campania per il Comune di Montesano, mentre la stessa veniva rilasciata solo ed esclusivamente per il Comune di Casalbuono (territorio dove il progetto era originariamente previsto, in una zona di alta montagna).
Intanto, magicamente, nella Seconda Conferenza dei Sevizi datata 2 Febbraio 2010 ( tenutasi presso il Sevizio Regolazione dei Mercati della Regione Campania) la sottostazione elettrica del parco eolico denominato Montesano –Casalbuono, si trasformava in una mega stazione elettrica di “importanza strategica nazionale” a trenta chilometri di distanza dal luogo del progetto iniziale e nel pieno centro abitato di Montesano Scalo, frazione di Montesano S/Marcellana. Mancava inoltre il parere della Commissione Paesaggistica del Comune di Montesano; Il progetto non era mai passato al vaglio del Consiglio Comunale e veniva presentato su mappe catastali vecchissime, dove sembrava non esservi presenza umana a chilometri. Tutti i permessi acquisiti, continuavano a riferirsi al 2008, ovvero alla Prima Conferenza dei Servizi ( 11/09/2008) , prima del cambiamento totale del progetto e della sua delocalizzazione, l’unica comunicazione redatta e trasmessa nei verbali della Seconda CDS restava la seguente: 10/02/2010 (prot. comune Montesano) SBS comunica agli Enti della CDS e p.c. a Terna, che " A valle delle richieste avvenute nella CDS dell'11/09/2008, sono state apportate mere modifiche progettuali consistenti nello spostamento di poche decine di metri alcuni aerogeneratori" , pertanto trasmette in allegato la relativa documentazione integrativa a corredo del progetto definitivo già esaminato. Data la scarsa rilevanza delle modifiche al layout dell'impianto, SBS ritiene di poter considerare validi i pareri di competenza già espressi e notificati. Allega il progetto con la nuova S.E. datato Dicembre 2009.
Appena messi a conoscenza di questo mostruoso inganno, come comitato promuovemmo immediatamente una petizione popolare che raccolse in poco meno di 15 giorni circa 2000 firme! Che furono depositate in Comune e presso tutti gli Enti che avevano partecipato alle Conferenze dei Servizi tenutesi a Napoli, evidenziando la truffa ed il raggiro nel voler far passare una mega-stazione elettrica di raccordo e smistamento per l’energia nazionale, per la quale occorrono tra l’altro permessi ministeriali, per un piccolo parco eolico posizionato lontano, sulla dorsale di una montagna.
Consapevoli che si stava per compiere uno sterminio di massa, grazie al consulto con oncologi di fama e di pediatri, valutando le conseguenze che quel tipo di onde elettromagnetiche avrebbero avuto sulla salute di noi tutti organizzammo un importante convegno, che si tenne il 28 dicembre 2011 invitando come relatori vari tecnici e medici specialisti che scrupolosamente esaminando la situazione, avvallarono tutte le nostre preoccupazioni.
La petizione intanto raggiunse anche al Presidente della Repubblica, che tramite la Prefettura, ci espresse il Suo sostegno.
Da allora, l’intero paese, il Comitato e l’Amministrazione Comunale tutta, i paesi limitrofi e l’Ente Parco, si sono mobilitati con tutti i mezzi a disposizione per dire “NO” alla Stazione Elettrica in pieno centro abitato a Montesano Scalo e all’elettrodotto che ne deriverà!
Denunciando che non è stata effettuata nessuna preventiva ed adeguata campagna di informazione per la popolazione, né sull’opera costruenda né sulle misure di prevenzione che s’ intendono adottare contro l’elettrosmog a quella distanza ravvicinata con le case, le scuole di ogni grado, la chiesa e tutte le attività commerciali e, tenendo conto che il territorio di Montesano Sulla Marcellana si presta notevolmente ad uno sfruttamento turistico per la presenza della vicina Certosa di Padula ( cinque chilometri ) ed è zona di grande interesse paesaggistico e tenendo altresì conto della naturale vocazione termale del comune ( sorgenti S. Stefano) ed evidenziando che il medesimo territorio è stato già “massacrato” da una mastodontica Stazione di pompaggio Gas Snam, a monte nella frazione di Tardiano di Montesano.

Dal 27.11. 2011, i lavori restano fermi per via del sequestro cautelativo da parte della Procura della Repubblica di Sala Consilina, grazie alle denunce dei cittadini che si sono costituiti parte civile.. Ma la società costruenda ha fatto ricorso al T.A.R. Lazio contro il Comune e contro la stessa Soprintendenza.
Abbiamo coinvolto nelle nostre azioni di sensibilizzazione anche le Associazioni Italia Nostra, Legambiente, ed il Copat che stanno seguendo la nostra questione, ritenendo che “interventi così pesantemente incisivi sul territorio, sulla qualità della vita degli abitanti e sul paesaggio debbano necessariamente essere pianificati con attenzione e concordati con le popolazioni residenti coinvolte, prassi regolarmente ignorata su tutto territorio nazionale, per evidenti interessi economici. In Campania é scandaloso che la Regione continui a non pianificare il settore energetico e ad approvare vari imponenti impianti, in modo quanto meno discutibile e superficiale. Straordinariamente sconcertante e' però la possibilità che la realizzazione di una stazione elettrica di tali dimensioni non solo venga imposta alla popolazione ma non sia stata regolarmente autorizzata”.
Sono state sollecitate interpellanze alla Regione Campania, presentate dall’On.Pica con richiesta di annullamento per autotutela dell’autorizzazione, facendo emergere le inspiegabili incongruenze dell’iter amministrativo , che proprio in Regione trovano le loro origini.( Tale procedura è stata richiesta precedentemente anche dal tecnico comunale, con esito negativo). Ed anche alla Camera dei deputati, con la cortese disponibilità dell’On. Zamparutti membro della commissione ambiente alla Camera. L’interpellanza ha evidenziato le giuste preoccupazioni della popolazione di Montesano, sulle ripercussioni negative di un tale impianto, che, ripetiamo, non porterebbe alcun beneficio alla popolazione, ma aumenterebbe soltanto i problemi di salute tristemente noti a tutti.
E’ stato presentato dall’ing. Donato Cancellara ( responsabile della battaglia sulla stazione di Spinazzola) con il nostro assenso, il 21/01/2012 un dettagliato ricorso al Ministero ai beni culturali su problematiche emerse in diversi progetti di stazioni elettriche Terna nelle Regioni: Campania, Puglia e Basilicata. In esso si sottolinea che le stazioni di Montesano S/Marcellana, Ariano Irpino, Montemilone, Spinazzola hanno tutte un unico denominatore, sono tutte ubicate in aree vincolate dal punto di vista paesaggistico e archeologico.
Sono state inviate azioni di proteste al Ministero dello Sviluppo Economico contro il piano di sviluppo di Terna che individua la stazione elettrica di Montesano come opera strategica. Si precisa che la stazione elettrica di Terna S.p.A., PRIMA di una sua autorizzazione alla realizzazione, DOVEVA essere presente in un documento chiamato Piano di Sviluppo della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), predisposto annualmente da Terna S.p.A. e tale piano Doveva ricevere l’approvazione del Ministero dello Sviluppo Economico,(come precisato all’art. 9 comma 2 lettera d del Decreto del Ministro delle Attività Produttive 20 aprile 2005), ancora ad oggi non pervenuta.

Il 27 maggio 2012 si è tenuto un incontro pubblico sulla problematica “stazione elettrica” con raccolta fondi per coprire le spese per intervenire nell’udienza di merito al TAR LAZIO con un intervento ad opponendum dei cittadini , per portare a conoscenza del Tribunale le motivazioni dei cittadini e far conoscere la brutta storia fatta di raggiri e falsità.
Il 3 Luglio 2012, si è svolta presso la VII Commissione Ambiente del Consiglio Regionale della Campania, l’Audizione relativa alla stazione elettrica di Montesano sulla Marcellana, ubicata in località Pantanelle.
L’audizione, presieduta dall’ On. Luca Colasanto e voluta dall’ On. Donato Pica, ha visto la partecipazione del primo cittadino Dino Fiore Volentini, del referente del comitato “Nessun dorma” Arch. Teresa Rotella, il legale del comitato Avv. Monica Vassallo, dell’Ing. Michele Rienzo capoufficio tecnico della comunità Montana, delegato da quest’ultima.
Durante gli interventi, sono state illustrate le motivazioni legali che dovrebbero impedire la costruzione della stazione elettrica oltre ad un ausilio di documenti e materiale fotografico: una stazione, come accuratamente è stato sottolineato, non una sottostazione come contrariamente viene presentata.
Il comitato, ancora una volta ha ribadito,infatti, la mancata distanza a norma delle abitazioni e in particolare come il primo nucleo abitativo si trovi a 25 metri dall’ opera, addirittura inglobato in essa e di come non venga rispettata la distanza prevista per legge dalla stazione e la distanza fluviale.
Inoltre, non risulta reso il parere della Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio di Salerno, per un’area posta a vincolo paesaggistico: in tal caso è escluso il silenzio assenso per il parere riguardante il VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per il parere paesaggistico di competenza della Soprintendenza e per il parere ambientale della Provincia o Regione.
Il Presidente Colasanto si è impegnato a convocare in tempi brevi i responsabili degli uffici competenti per un doveroso confronto sulle tematiche illustrate.
Sentenza Prima Udienza TAR Lazio:
con ordinanza collegiale n. 6471/2012 il TAR del Lazio reputa sia necessario acquisire dalla Regione Campania copia del provvedimento di autorizzazione della stazione elettrica completa di tutti gli allegati grafici e descrittivi agli atti degli Uffici, con particolare riguardo a quelli relativi alla progettazione della stazione medesima. Dovrà, altresì, essere redatta a cura della Regione una relazione di chiarimenti circa le caratteristiche e la localizzazione della stazione elettrica di cui al progetto di Essebiesse Power srl.
Lunedì 29.10.2012 presso la VII Commissione Ambiente della Regione Campania si è tenuta la Seconda Audizione ad oggetto: Stazione elettrica di Montesano .
Erano presenti : il Comitato con l'avvocato Monica Vassallo,Teresa Rotella coordinatrice del Comitato, Angela Spenillo e Lorenzo Spenillo in qualità di proprietari e cittadini lesi. L'on. Donato Pica che aveva richiesto la convocazione d'urgenza prima della Seconda Udienza presso il Tar Lazio. Era presente inoltre per l'Assessorato all'Ambiente, il funzionario del settore Dott.ssa Pollinaro. Il risultato è stato strabiliante: la corretta documentazione della V.I.A. e la documentazione grafica allegata riconfermano chiaramente che la Sottostazione era ubicata nel Comune di Casalbuono. Inoltre ci è stato consegnato il resoconto integrale dell’audizione da poter consegnare al Tar , con le conclusioni dello stesso, dove si evince che come cittadini di Montesano abbiamo ragione da vendere!
Il 7 Novembre 2012, c’è stata la seconda accesissima e durissima udienza dinanzi il Tar del Lazio sezione di Roma, nel giudizio n. 8582/11 Reg. ric.
L'udienza pubblica tenutasi oggi al TAR del Lazio ha visto la partecipazione degli avvocati delle società TERNA spa ed ESSEBIESSE Power, parti ricorrenti e degli avv.ti del Comune di Montesano S/M e dei cittadini, parti resistenti. ASSENTI: Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle province di Salerno ed Avellino, la Regione Campania e Legambiente.
La relatrice, dott.ssa Silvia Martino, ha palesato grande disappunto nei confronti del Comune di Montesano e della Soprintendenza in merito alla mancata impugnazione degli atti del procedimento nei termini di legge. Il Presidente Tosti ha mostrato enorme interesse per le ragioni dei cittadini che, a causa della "superficialità" mostrata dalla P.A. nel procedimento di autorizzazione, potrebbero subire una gravissima violazione del diritto alla salute. Il Presidente ha favorevolmente accolto, nonostante la irritualità, il deposito fatto dai cittadini costituiti, del resoconto verbale della VII Commissione Ambiente presso la Regione Campania relativo all'incontro del 29.10.2012, al quale hanno tra l'altro partecipato esponenti del Comitato, ma purtroppo, nessun esponente del Comune di Montesano e nel quale la dirigente del servizio VIA ha espressamente ammesso che sul progetto che si sta per realizzare la Commissione Ambiente non è mai stata convocata e che, pertanto, sul sito non esiste Valutazione di Impatto Ambientale. Occorre ricordare che TERNA si appresta a costruire una Sottostazione di trasformazione dell'energia elettrica da altissima a media tensione, su una superficie che si estende per 70.000 mq, 7 ettari, ad elevatissima emissione di onde elettromagnetiche, in zona vincolata ed antropizzata. Non possono essere fatte previsioni sui tempi dell'emanazione della sentenza. Si attende di conoscere il risultato, il quale, nella denegata ipotesi in cui dovesse essere negativo, si auspica da tutte le parti, sarà oggetto di impugnazione, dinanzi il Consiglio di Stato, da parte del Comune di Montesano S/M. I cittadini continueranno a battersi tenacemente per far valere le proprie ragioni sia davanti alle Autorità competenti, sia mediaticamente, cercando fino in fondo di difendere la propria salute ed il proprio territorio.
Il Sud dell’Italia, il nostro Sud, non può divenire una terra di tralicci, elettrodotti, stazioni elettriche come ha progettato Terna , con conseguente aumento di malattie mortali…
In questi giorni si sta decidendo il nostro futuro.
Abbiamo paura, tanta! Per la nostra vita, per i nostri affetti, per il futuro buio che potrebbe aspettarci, nessuno è più incentivato a fare progetti, ma dove potrà andare d’altro canto dopo aver investito i risparmi di una vita per comprare una casa?
Abbiamo paura che un Tribunale Amministrativo guardi solo al rispetto delle date e delle scadenze, ma non al valore della vita umana, senza dar peso a conseguenze disastrose ed irreparabili!
ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO, DI FAR CONOSCERE QUESTA STORIA FUORI DAL CONTESTO DELLA PROVINCIA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!
La portavoce del comitato Barbara Gallotto
La coordinatrice del comitato Teresa Rotella

venerdì 23 novembre 2012

Trentadue anni fa il Mezzogiorno sussultò

ASCOLTA AUDIO ORIGINALE DEL TERREMOTO



23 novembre 1980, ore 19:34: 90 secondi di paura, 6,9 gradi Richter, 679 comuni distrutti, 3.000 morti, 8.848 feriti, 280.000 sfollati!
Possono sembrare numeri di una guerra o di un bombardamento, ma non è niente di tutto ciò.
A provocare tale immane strage fu il secondo terremoto più forte della storia d’Italia dopo quello di Reggio Calabria e Messina che superò i 7 gradi.
Siamo in Irpinia e in Basilicata, era una domenica sera, fredda, d’autunno inoltrato di trentadue anni fa; molta gente era in casa, pochi in strada, mentre a Balvano, in provincia di Potenza, la chiesa era gremita per la prima comunione dei bambini.
All’improvviso si sentì un boato terribile, interminabile che fece crollare tutto, edifici e speranze, e soprattutto spezzò vite umane.


La chiesa di Balvano crollò, seppellendo 66 bambini che erano lì per condividere un giorno gioioso.
Ma anche Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Calabritto e Senerchia vennero quasi rase al suolo.
Crollarono edifici a Potenza, ad Avellino, a Benevento, a Melfi e a Rionero, perfino nel centro storico di Napoli ci furono dei sussulti.
La scossa durò un minuto e mezzo e fu così forte che si avvertì in tutto il Centro-Sud, da Reggio Calabria a L’Aquila, facendo oscillare anche i palazzi di Roma.
Era l’inferno che, partendo dalle viscere della terra, si manifestava agli uomini impotenti di fronte a tale impeto distruttivo.
Lacrime e disperazione scesero come una nebbia su un’intera popolazione la quale si infittì nei giorni e nelle settimane successive per l’assenza, ancora una volta, dello Stato che non mandò i soccorsi con tempestività e i cittadini furono costretti a scavare a mani nude nelle macerie per salvare chi ancora era in vita.
Una radio locale di Avellino registrò la “voce del terremoto” casualmente, mentre stava componendo un mix di stacchi musicali su nastri da mandare in onda.
Una voce da ascoltare con rispetto, quel rispetto che l’uomo deve avere sempre per la Natura.ASCOLTA AUDIO ORIGINALE DEL TERREMOTO


VALERIO RIZZO

lunedì 19 novembre 2012

Gara di beneficenza "BRIGANTI e PINO APRILE per MORMANNO"















Comunicato stampa di Briganti
con la gentile partecipazione di Pino Aprile
e con il patrocinio del Comune di Mormanno (CS)

Presentano
Gara di beneficenza "BRIGANTI e PINO APRILE per MORMANNO"

che avrà inizio
lunedì 19 novembre 2012, ore 10:00
e terminerà
lunedì 24 dicembre 2012, ore 24:00

Le popolazioni dell'area del Pollino sono costrette a convivere con il terremoto a causa di uno sciame sismico che perdura da circa 2 anni.
Il 26 ottobre scorso, una scossa di magnitudo 5.0 ha provocato gravi danni nel comune di Mormanno e nelle zone limitrofe.
Il Sindaco Guglielmo Armentano ha chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità.

“BRIGANTI” con la partecipazione attiva di PINO APRILE per sensibilizzare l'opinione pubblica e rompere la coltre di silenzio su questa emergenza ha deciso di indire una gara, sulla propria pagina facebook, mettendo in palio una felpa "Briganti" e la primissima stampa del libro “Terroni” in lingua inglese diffuso nel Nord America con dedica personale.

Tutte le offerte perverranno direttamente all’Ospedale di Mormanno o al Comune, gravemente danneggiati dal recente sisma.

Solo al termine della gara si saprà chi si sarà aggiudicato la felpa Briganti e il libro messa in palio.
Ognuno potrà fare un’offerta a favore dell’Ospedale o al comune, tramite bonifico bancario
a favore di:

Comune di Mormanno Servizio tesoreria Fondi Ricostruzione Sisma 2012 - codice IBAN IT 86 S 07601 16200 001009362268
causale: contributo per i danni subiti dal sisma/ Gara Briganti

oppure

versamento su c/c postale N. 1009362268 intestato a: Comune di Mormanno, Servizio tesoreria Fondi Ricostruzione Sisma 2012
con causale: contributo per i danni subiti dal sisma/ Gara Briganti

dovrà poi inviarci copia del bonifico all’indirizzo e-mail gruppobriganti@gmail.com entro e non oltre il giorno Lunedì 24 dicembre 2012 alle ore 24:00
Chi avrà effettuato l’offerta maggiore vincerà la felpa messa in palio da Briganti, che gli verrà inviata all’indirizzo che in seguito ci indicherà.

Il nome del vincitore e la cifra da lui donata verranno pubblicati sulla pagina Briganti il giorno
Mercoledì 26 dicembre 2012 ore 18:00

PROGRAMMA
Lunedì 19 novembre 2102
Ore 10,00: Apertura della gara

Lunedì 24 dicembre 2012
Ore 24,00: Chiusura della gara

Mercoledì 26 dicembre 2012
ore 18,00: Ufficializzazione del vincitore e comunicazione della cifra raggiunta

Per rispondere a Cecchi Paone sulla condizione delle classi "basse" del meridione nel 1800


di Alessandro Arena



«A proposito di perversione dell’identità e dell’appartenenza! A me dispiace molto che i nostalgici non ricordino che le condizioni di vita delle classi misere erano spaventose sotto le Due Sicilie. La gente moriva di fame e di raffreddore, viveva pochissimo, erano tutti sporchi, erano tutti cattivi e senza destino. Ce lo dicono studi meridionalisti che non sono inventati e che descrivono l’orrore in cui viveva la classe popolare duosiciliana, altro che balle!»

Queste sono le dichiarazioni di Alessandro Cecchi Paone durante il programma a "Reti Unificate" di Canale 8.

Il punto è che le condizioni della classe bassa, contadina e piccola operaia meridionale (dato che gli apparati industriali non erano omogeneamente distribuiti sul suolo duosiciliano) nel 1861 non erano peggiori di quelli del popolo dell'Inghilterra liberale, modello e culla dell'Europa, esempio di progresso e sviluppo, durante i periodi delle enclousers, del laissez faire e della proto industria nella prima rivoluzione industriale, cioè fino al 1850 circa.

In prima istanza, la stessa Inghilterra è sempre stata al centro di accese critiche a causa delle misere condizioni di lavoro della classe lavoratrice, come dimostra l'opera di F.Engels ("The Condition of the Working class in England in 1844"), che delinea un panorama di disagio sociale, alta incidenza di malattie infettive, tassi di mortalità superiori alla media nazionale nelle zone industrializzate; o ancora il celeberrimo C.Dickens ("Oliver Twist"), che mette a nudo l'effettiva inutilità delle Workhouses (da ricordare lo scandalo di Andover, che fece emergere le inumane condizioni dei detenuti, costretti a mangiare le ossa che avrebbero dovuto usare come materia prima per i fertilizzati); ancora più noto è come il governo inglese lasciò invariate queste condizioni, lasciando alle compagnie di assistenza e alle associazioni religiose il compito di prendersi cura degli emarginati della società.
K. Marx pone le radici della sua critica contro il capitalismo e l'industrializzazione proprio in Inghilterra, dove l'inquinamento era sempre maggiore e gli operai costretti a vivere nei ghetti, gli "slums", a ritmi massacranti; un Inghilterra che si proietta verso il futuro e il progresso, ma che lascia dietro di sé uno scenario triste e tetro, rappresentato nei minimi particolari da Gustave Dorè.

Va inoltre ricordato che inizialmente, in particolare nella fase della proto-industria (cioè la fase di transizione in cui ancora prevaleva la produzione a domicilio), sopratutto nel settore tessile, quello che innescò la prima rivoluzione industriale inglese, erano le donne e i bambini che, per ore, lavoravano ai telai, grazie alle loro dita minute che permettevano di accelerare il processo produttivo.
È pur vero che, progressivamente, le condizioni delle classi basse migliorarono pian piano, ma furono a tratti interrotte bruscamente da un parlamento restio alle riforme in favore del basso popolo.


Analizziamo ora la situazione socio-economica duosiciliana.
Pur essendo anch'essa una monarchia, le prime spinte "liberali" del re si intravidero già dal XVIII secolo.
Tra il 1735 e il 1763, furono varate riforme che incisero sui tassi di mortalità, sulla salute e sull'ambiente. Venne istituita una "Giunta dei Veleni", per preservare l'ambiente dai nocivi scarichi industriali, seguita dalle "Leggi igieniche per la prevenzione sanitaria e ambientale" del 1743. Due furono le riforme per i poveri nell'arco di questi trent'anni: il "Real Albergo dei Poveri" del 1751 (che venne più volte ristrutturato ed utilizzato per molteplici scopi nel tempo) e il cimitero pubblico dei poveri di Capodimonte nel 1763. Successivamente, nel 1783, a seguito dei terremoti che colpirono Messina, la città fu interamente ricostruita secondo innovativi standard antisismici.

Dopo la grave crisi economica in cui versavano le casse del regno a causa dell'occupazione dei francesi della rivoluzione, i vertici del regno adottarono delle misure straordinarie per risanare il debito. Il re, infatti, tagliò i fondi all'esercito, agli alti funzionari regi, a coloro i quali disponevano di due stipendi; insomma, cercò di non far gravare il peso della manovra sulla classe bassa. Il risultato fu, appunto, il ritorno in attivo del real bilancio.

All'alba del 1860, il Regno delle Due Sicilie vantava la più bassa mortalità infantile nella penisola italiana e un bilancio pubblico in pareggio.

Come in Inghilterra, inoltre, le due sicilie disponevano già di un efficiente apparato agricolo che poteva soddisfare il fabbisogno del regno. Esistevano già grandi impianti industriali famosi in tutta europa con operai specializzati, formati da specifiche scuole, solitamente localizzate a Napoli.

Fino al 1861 ci fu un aumento demografico che potè permettere alle due sicilie di primeggiare ancora in Europa. Mancò solo quella spinta che avrebbe potuto da un lato aumentare e potenziare il settore agricolo, dall'altro preparare il terreno per un ulteriore progresso in ambito industriale, come accadde in Inghilterra, dato che si parla di rivoluzione che parte dai campi.
Ma già furono chiari i segni del re di andare incontro al popolo e ai contadini con la promulgazione della costituzione su modello di quella francese (che, pur essendo un nulla di fatto, dimostrò la volontà del re di andare incontro al bisogno e alle richieste del popolo).
Insomma, si intravidero già quelle manovre che avrebbero potuto rendere le Due Sicilie un regno ulteriormente avanzato in Europa e nel mondo, di iniziare e portare a termine la seconda rivoluzione industriale che, a partirè dalla metà del XIX secolo, arrivò nel resto del continente (sulla scia di quella inglese).

Il resto è risaputo. Lo stato sabaudo, con l'aiuto di Francia e Inghilterra, cancellò ed invase senza dichiarazione le Due Sicilie.
Cosa ancor più triste fu che il Regno di Sardegna era uno stato assolutamente incapace di poter gestire un'unificazione, che avrebbe dovuto richiedere un apparato burocratico statale davvero sviluppato.

Basta paragonare l'unificazione italiana a quella tedesca. Il regno di Prussia possedeva tutti i requisiti per un'unificazione di prim'ordine, "capeggiata" da Bismarck e seguita dall'efficiente burocrazia degli Junker, che portarono a termine un'unificazione senza eguali.
Proprio a questo proposito si sono largamente espressi grandi pensatori del tempo.

«[..]Che cosa ha ottenuto di meglio la diplomazia di Cavour? E' sorto un piccolo regno unito di second'ordine, che ha perduto qualsiasi idea di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese, [...]un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un'unità meccanica e non spirituale (cioè non l'unità mondiale di una volta) e per di più di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo regno di second'ordine.
Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del Conte di Cavour!»
Fëdor Dostoevskij - Diario di uno scrittore, 1877.

«Non c'è chi possa comprendere quanto mi senta infelice quando vedo aumentare di anno in anno, sotto un governo materialista e immorale, la corruzione, lo scetticismo sui vantaggi dell'Unità, il dissesto finanziario; e svanire tutto l'avvenire dell'Italia, tutta l'Italia ideale. » Giuseppe Mazzini
Denis Mack Smith, Mazzini, Rizzoli, 1993, p. 286.

Insomma, è chiaro come il fiorente sviluppo del Regno delle Due Sicilie fu stroncato sul nascere. Sopratutto, è chiaro come la situazione sociale non era nettamente peggiore o migliore rispetto a quella delle monarchie e degli altri stati europei durante il 1800 e a cavallo tra le due rivoluzioni industriali.

Quindi, egregio sig. Paone, cerchiamo di non fare demagogia spicciola, tentando di calpestare ancora una volta il nostro passato, la nostra terra, cercando di far emergere una presunta ed inesistente inferiorità.
Grazie

domenica 18 novembre 2012

Crocetta zittisce Salvini




Scontro in diretta su Rai1 tra il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta e il leghista Salvini.
Ai soliti piagnistei leghisti sul Nord che paga e il Sud che "fotte", Crocetta ha risposto duro ed ha zittito Salvini ricordandogli che basterebbe lasciare che la Sicilia applicasse lo Statuto Siciliano per ribaltare completamente la situazione. Cominciando proprio da quelle grosse aziende (come l'Eni, tanto per capirci) che arricchiscono il Nord con le lautissime tasse che invece dovrebbero andare per diritto alla Sicilia.
E contro le solite accuse relative al presunto apocalittico e scandaloso disavanzo delle casse della Sicilia, ha ricordato che il debito della intera Regione Siciliana è esattamente uguale al debito della sola città di Torino.
Crocetta ha concluso dicendo a Salvini:
"Ad ognuno venga dato ciò che gli spetta di diritto, e poi vediamo chi ci guadagna e chi ci perde."

Caro Salvini.....taci!!! [ca]

sabato 17 novembre 2012

Cosa c'entra il Sud con il tricolore?




Quali sono le origini del tricolore italiano? Il tricolore italiano deriva direttamente dal tricolore francese. Quest'ultimo, nato con la rivoluzione, adottò il blu e il rosso (i colori di Parigi) e nel mezzo il bianco (il colore della famiglia reale borbonica). Quando le truppe napoleoniche varcarono le Alpi, il tricolore francese fu "importato" in Italia e "riadattato": il verde sostituì il blu. Ma perché il verde? Secondo l'ipotesi più accreditata, la scelta ricadde sul colore delle uniformi della Guardia Civica milanese: quindi, al blu parigino, si sostituiva il verde meneghino [sic!]. Altra ipotesi, meno nota, vuole che fosse stata la Massoneria [azz!] a scegliere il verde, poiché era il colore della natura, quindi simboleggiava i diritti naturali dell'uomo.

Con l'istituzione della Repubblica Cispadana (Padana, PaTana), il tricolore verde, bianco e rosso fu adottato come vessillo di questo stato. Successivamente, con la costituzione della Legione Lombarda, e della Repubblica Transpadana (Padana, PaTana), lo stesso Napoleone stabilì che "les coulers nationales" da adottare fossero "le vert, le blanc e le rouge". Più tardi, con la fusione delle repubbliche Cispadana e Transpadana, nella Repubblica Cisalpina, rinominata poi, Italiana, e divenuta, infine, Regno, il bianco, il rosso e il verde rimasero i colori di questo stato, che inglobava gran parte dei territori dell'Italia settentrionale. Con la restaurazione il tricolore fu accantonato, salvo ritornare in auge con i moti del 1820-21. È, però, con il 1848, che esso viene adottato nuovamente come bandiera di uno stato: manco a dirlo, il Piemonte sabaudo [ari-azz!].

E il Sud? Tra origini francesi, guardia civica milanese, repubbliche cis e transpadane, che c'entra il Sud con il tricolore? Beh, direi poco o niente. Infatti, se con la conquista napoleonica, il tricolore francese era stato modificato con il verde in luogo del blu per il nord Italia, per il Sud continentale, dove era stata instaurata la Repubblica Partenopea, fu pensato un diverso tipo di modifica. Non veniva adottato il verde meneghino, ma si sostituiva il bianco (colore della monarchia borbonica) con il giallo, che accostato al rosso già presente sul vessillo, richiamava i colori dello stemma della città di Napoli. Caduta l'effimera repubblica, questo tricolore viene abbandonato e non fu rispolverato neanche durante i regni di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat.


Quindi, come arrivò al Sud il tricolore italiano? Beh, arrivò di "rimbalzo" dal nord, quando ormai si era stabilito che il verde il bianco e il rosso dovessero diventare i colori nazionali italiani. Così nel 1848, Ferdinando II, in concomitanza con la breve parentesi costituzionale, aggiunse un bordo rosso e verde alla bandiera del Regno delle Due Sicilie, modifica abolita con la soppressione della Costituzione. Nel 1860, infine, Francesco II, tra gli ultimi tentativi di recuperare il regno, inserì anche una legge sulla bandiera che adottava il tricolore a bande verticali verde, bianca e rossa, con lo stemma del Regno apposto nel mezzo. A ogni modo possiamo concludere che il tricolore arrivò definitivamente con i garibaldini, prima, e con l'esercito, dopo: fu insomma bandiera di conquista militare; voluta, in alcuni casi bramata, dal popolo, ma, poi, odiata e respinta e, infine, imposta con la forza delle armi di italiani contro altri italiani.

GIUSEPPE BARTIROMO

FONTI E BIBLIOGRAFIA:
AA. VV., Tricolore d'Italia, Roma, Opera Nazionale Orfani di Guerra, 1952.
Stefano Ales, Bandiere, stendardi, labari e gagliardetti dei Corpi militari dello Stato, Franco dell'Uomo e Giovanni Cecini, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 2008.
Luigi Avellino, Verde Bianco Rosso – Il nostro Tricolore, Pompei, s.e., 1999.
Ugo Bellocchi, Il primo Tricolore – Reggio Emilia 7 gennaio 1797, Reggio Emilia, Ufficio Relazioni Pubbliche Lombardini Motori S.p.A., 1963.
Ugo Bellocchi, Il tricolore. Duecento anni (1797-1997), Modena, Artioli, 1996.
Oreste Bovio, Due secoli di Tricolore, Roma, Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1996.
Ito De Rolandis, Origine del Tricolore – Da Bologna a Torino capitale d'Italia, Torino, Il Punto - Piemonte in Bancarella, 1996.
De Rolandis, Orgoglio Tricolore – L'avventurosa storia della nascita della Bandiera Italiana, Asti, Editore Lorenzo Fornaca, 2008.
Tarquinio Maiorino, Il Tricolore degli italiani. Storia avventurosa della nostra bandiera, Giuseppe Marchetti Tricamo e Andrea Zagami, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2002.
Emiliano Pagano, Delle origini della bandiera tricolore italiana. Ricordi storici, Roma, Tipografia agostiniana, 1895.
Mauro Stramacci, Origini, storia e significato del Tricolore nel suo bicentenario , Conferenza tenuta il 16 giugno 1997 presso la Scuola Superiore dell'Amministrazione dell'Interno, 1997.Giorgio Vecchio, Il tricolore in Almanacco della Repubblica , Milano, Bruno Mondadori, 2003, pp. 42-55

martedì 6 novembre 2012

4 Novembre: festa delle forze armate o lutto nazionale?




Il 4 novembre è una delle ricorrenze per la finta patria chiamata Italia, ma, per tutti noi meridionali, è il lutto nazionale .

Commemorazioni in pompa magna, corone di fiori e comizi in quasi tutti i comuni d’Italia e prima fra tutte: la cerimonia all’Altare della Patria con i rappresentanti massimi delle istituzioni.

Queste le principali celebrazioni del 4 novembre, ma oltre alla solita retorica qualcuno si chiede se sia giusto festeggiare uno degli eventi più drammatici della storia del mondo.

In fondo la Grande Guerra è stata un’inutile strage, che ha causato solo in Italia 650.000 morti, 947.000 feriti, 600.000 dispersi!
Quindi sarebbe più opportuno istituire per il 4 novembre una giornata di lutto nazionale, soprattutto in alcune zone del Paese.

Stiamo parlando di quelle regioni che hanno dato il maggior tributo di sangue, il più numeroso contributo di giovani. Stiamo parlando delle regioni del Sud, da cui proveniva circa l’80% dei militari impiegati nella guerra (cosa ancora attualissima, se si considerano i caduti nelle missioni di pace), i cafoni meridionali a cui avevano promesso terre e condizioni migliori di vita.

Così come la Gran Bretagna durante la Guerra ha utilizzato soldati indiani e afgani, e la Francia è ricorsa a soldati algerini e tunisini, anche l’Italia ha usato i popoli delle sue colonie, l’ex Regno delle Due Sicilie (Non si dimentichi che quando Bismarck fu informato da un suo collaboratore in merito alla volontà italiana di avere possedimenti nel Corno d’Africa, rispose: “L’Italia non ha bisogno di colonie in Africa poiché le ha già in casa propria”).
In tutti i nostri paesi del Sud dilagano lapidi con centinaia e centinaia di nomi, tutti paesi che nel 1918 avevano 5000 abitanti e che adesso si ritrovarono con in media 230 caduti in guerra.
Un’intera generazione!!

Migliaia di ragazzi sono stati strappati dalla propria terra e scaraventati sulle Alpi per farsi massacrare dalle bombe austriache. Sono morti in solitudine, uccisi insieme ai loro sogni e all’illusione di poter ancora sperare in una vita migliore.
Il 4 novembre quindi deve essere decretato in tutti i comuni il LUTTO CITTADINO , non tanto per idee politiche o rabbia, ma solamente per rispetto di una intera generazione di giovani, soprattutto meridionali, che sono stati trucidati nella neve delle Alpi senza sapere nemmeno il perché.

P.S.
NdR: Sullo stesso tema consiglio anche la lettura dell’articolo di Nicola Zitara sulla Brigata Catanzaro. Per alcuni storici in effetti la prima guerra mondiale appare essere stata "inutile" nel senso che l’Austria sarebbe stata disposta a cedere i territori che il governo italiano richiedeva, senza necessità di combattere. Ma ovviamente in questo caso l’esercito non avrebbe potuto "dimostrare" le proprie capacità (ricordiamo si tratta fondamentalmente dello stesso esercito ed ufficiali che conquistò il Sud con i metodi ben noti). Insomma ci volevano 600.000 morti e quale migliore occasione di svuotare il Sud di buona parte dei suoi "cafoni"? (non erano sufficienti, evidentemente, i milioni di meridionali che emigravano in quel periodo). Quelle terre allora liberate a costo del sangue di tanti meridionali oggi guardano i figli e nipoti dei loro liberatori con intolleranza e razzismo a riprova del fallimento del processo di unità nazionale.


Editoriale pubblicato sul sito duesicilie.org il 10 novembre del 2008 da Valerio Rizzo